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Lucia Pirozzi
Lucia Pirozzi Nota biografica Sono nata a Bologna nel 1977 e vivo a Roma da oltre vent'anni. Lavoro nella progettazione sociale, occupandomi dello sviluppo di progetti per una cooperativa che opera nei servizi dedicati a minori e persone con disabilità. Queste poesie fanno parte del mio primo progetto poetico. Seconda Primavera Sono stata nel mondo a metà, per molto tempo. E quella metà era già di troppo, strabordava come la marmellata di un campo di pesche in un pentolino da latte. Così ho smesso di potare. Tante foglie, pochi frutti. Poi, niente più marmellata, neanche un cucchiaino per solleticare la memoria. Prima che ne svanisse l'ultima eco ho buttato il pentolino, ho potato i rami. Adesso ci sono nuovi frutti più imprevedibili e audaci. Lost Highways Ero in macchina e sei apparso, davanti a me. La tua pelle, la tua carne, le mie mani e i miei piedi che esplorano il tuo corpo mentre ti sento dentro. Eccolo, un brivido di piacere. Poi è stato come se per un attimo ti guardassi negli occhi e tu nei miei. Disorientata, sulla strada, mi è venuta una gran voglia di perdermi. Io, donna borghese La mia fortuna è che sono una donna borghese, senza pretese. Non sono interessata alle macchine, ai gioielli, agli abiti firmati. Non sono nemmeno interessata a nascondere le mie rughe. Il mio privilegio sta tutto qui, in queste parole. I sentieri della mia mente ne valgono il viaggio? L’utilizzo del mio privilegio, è presunzione o coraggio? Un po' l'uno, un po' l'altro. Sono a amata di nuovi orizzonti, altezze altre da cui osservare la vita che si dispiega, fusa nello spazio e nel tempo. Ne ho piena percezione. Finalmente sono parte di essa. Qui ho condotto io il mio privilegio. Lui ha dovuto ascoltare me, non io lui. Così la mia stasi è diventata realtà e mi perdo beatamente nella totalità del mondo. Io, 2.0 Con quanti uomini ho scopato? … Tu che numero sei? Con te ho smesso di contare, di compiacermi della mia seduzione. Ma adesso controllo, li ho scritti, per non dimenticare. Sei il diciottesimo, in due anni. Sono stata tante emozioni, di ognuna ho avuto un'immagine di me diversa, reale in quell'istante. Ho scopato come volevo. Mi sono fatta male, perché la vasca era piccola e i cartoni nell'appartamento nuovo non erano un letto. Non ho mentito a nessuno, non ho sminuito nessuno nemmeno me stessa. E ci siamo divertiti, almeno io, a volte di più, a volte di meno. E tu sei il diciottesimo. Ma non ti ho segnato nella mia lista. Perché? Cosa mi è successo? Sei stato tu? Ti dimenticherò, ne sono sicura, L'attesa uscirà a divertirsi, un giorno di questi. Io, cicala Io sono la cicala, non sono mica la formica. La senti la mia voce? È qui, davanti a te. La puoi vedere, non la puoi sentire. Ma questo è il mio canto, questa è la mia voce, segni neri su sfondo bianco. No che non sono la formica. Forse nessuno è la formica. Si impara. Io per imparare ho imparato, in teoria, ma la cicala dentro di me continua a cantare, vuole cantare la vita che non scorre mai uguale. Sono la cicala che urla: "la vedete la vita?" Sono la cicala che canta il vuoto fantastico del possibile, da cui l’impalpabilità ibrida dei nostri corpi ci si svela. È un altro universo, sempre diverso che non è mai stato della cicala, ma è, inaspettatamente, tutto tuo. Lapis La mia paura più grande è di essere felice. Perché quando non lo sarò più morirò di dolore.
Nota biografica Sono nata a Bologna nel 1977 e vivo a Roma da oltre vent'anni. Lavoro nella progettazione sociale, occupandomi dello sviluppo di progetti per una cooperativa che opera nei servizi dedicati a minori e persone con disabilità. Queste poesie fanno parte del mio primo progetto poetico.
Seconda Primavera
Sono stata nel mondo a metà, per molto tempo. E quella metà era già di troppo, strabordava come la marmellata di un campo di pesche in un pentolino da latte. Così ho smesso di potare. Tante foglie, pochi frutti. Poi, niente più marmellata, neanche un cucchiaino per solleticare la memoria. Prima che ne svanisse l'ultima eco ho buttato il pentolino, ho potato i rami. Adesso ci sono nuovi frutti più imprevedibili e audaci.
Lost Highways
Ero in macchina e sei apparso, davanti a me. La tua pelle, la tua carne, le mie mani e i miei piedi che esplorano il tuo corpo mentre ti sento dentro. Eccolo, un brivido di piacere. Poi è stato come se per un attimo ti guardassi negli occhi e tu nei miei. Disorientata, sulla strada, mi è venuta una gran voglia di perdermi.
La mia fortuna è che sono una donna borghese, senza pretese.
ai gioielli, agli abiti firmati. Non sono nemmeno interessata a nascondere le mie rughe. Il mio privilegio sta tutto qui, in queste parole. I sentieri della mia mente ne valgono il viaggio? L’utilizzo del mio privilegio, è presunzione o coraggio? Un po' l'uno, un po' l'altro. Sono a amata di nuovi orizzonti, altezze altre da cui osservare la vita che si dispiega, fusa nello spazio e nel tempo. Ne ho piena percezione. Finalmente sono parte di essa. Qui ho condotto io il mio privilegio. Lui ha dovuto ascoltare me, non io lui. Così la mia stasi è diventata realtà e mi perdo beatamente nella totalità del mondo. … Tu che numero sei? Con te ho smesso di contare, di compiacermi della mia seduzione. Ma adesso controllo,
li ho scritti, per non dimenticare. Sei il diciottesimo, in due anni. Sono stata tante emozioni, di ognuna ho avuto un'immagine di me diversa, reale in quell'istante.
Ho scopato come volevo. Mi sono fatta male, perché la vasca era piccola e i cartoni nell'appartamento nuovo non erano un letto. Non ho mentito a nessuno, non ho sminuito nessuno nemmeno me stessa. E ci siamo divertiti, almeno io, a volte di più, a volte di meno. E tu sei il diciottesimo. Ma non ti ho segnato nella mia lista. Perché? Cosa mi è successo? Sei stato tu? Ti dimenticherò, ne sono sicura, L'attesa uscirà a divertirsi, un giorno di questi. Io, cicala La senti la mia voce? È qui, davanti a te. La puoi vedere, non la puoi sentire. Ma questo è il mio canto, questa è la mia voce, segni neri su sfondo bianco. No che non sono la formica. Forse nessuno è la formica. Si impara.
Io per imparare ho imparato, in teoria, ma la cicala dentro di me continua a cantare, vuole cantare la vita che non scorre mai uguale. Sono la cicala che urla: "la vedete la vita?" Sono la cicala che canta il vuoto fantastico del possibile, da cui l’impalpabilità ibrida dei nostri corpi ci si svela. È un altro universo, sempre diverso che non è mai stato della cicala, ma è, inaspettatamente, tutto tuo. Lapis La mia paura più grande è di essere felice. Perché quando non lo sarò più morirò di dolore.