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Faceva così:Faceva cosi
Amo la poesia, nella mia vita ne ho lette tante, facendomi trasportare dal suono romantico di ogni parola, cogliendo ogni significato, ogni accezione, ogni cenno alle parti più inesplorate del mio io, di ciò che solo l’anima nella sua intimità accoglie e coccola tra le due candide braccia, condannando e ferendo se stessa per non riuscire a trovare le risposte a quelle fatidiche domande senza via d’uscita.
All’improvviso le risposte sono lì, nero su bianco, ciò che prima era solo un intreccio inestricabile di fili che soffocava il cuore in un abbraccio mortale ora è lì davanti a te, sbrogliato, compreso, tradotto solo per coloro che hanno il corpo pervaso dall’amore e che non hanno mai dimenticato come si vive. La mente consiglia, ma il cuore decreta, come un giudice esperto che rilascia la sua sentenza inequivocabile.
Faceva così:
“E ho sceso, dandoti il braccio almeno un milione di scale, ma ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino”
Risultato di un garbuglio doloroso, difficile da sbrogliare. Come incagliata, scritta da una mano malinconica, trascinata negli abissi dell’angoscia e della nostalgia.
A stenti lettera per lettera riuscì a liberarsi dalla morsa fatale di quella matassa senza capo ne coda, una serpe immortale che consuma fino al midollo in una stretta micidiale tutto il timore umano.
Si liberò così dall’eterno dolore quella poesia, le cui lettere si lasciarono cadere esanimi sulla carta, così come le foglie si adagiarono sperando in un riposo sul manto terrestre d’autunno.
Si erano liberate e giacciono lì, ancora oggi, propagate oltre i sette mari, superando frontiere, muri, barriere. Non vengono multate, non vengono fermate ai posti di blocco, affitti, entrano senza bussare nelle anime di chi all’amore ha chiuso i battenti, facendo rinascere la prateria rigogliosa dei sensi che commossa e libera piange cascate come lacrime infinite e incantate dai brividi soavi dimenticati a lungo e che ora hanno rivisto la luce.
E così, spiega le sue ali leggere per arrivare dove la ragione si perde e il sentimento trionfa.
La mia poesia preferita è un nome di sette lettere, messe in fila come pezzi da collezione
M-I-C-H-E-L-E
Colui per il quale anche la ragione ha ceduto ai dolci sospiri del cuore, che piange e si dispera invocando il suo nome.
Si divincola nel mio petto finché non si lascia cadere tra le braccia di Morfeo, inerme e rassegnato al candore della notte.
Qui il cuore riposa ma non cede mai a te, la nebbia che offusca la mia mente si dissolve come d’incanto, lasciando nitide le immagini del tuo viso angelico.
Sono sotto ad un potente sortilegio, indissolubile e infrangibile da chiunque tenti l’impresa.
Biondo era bello e di gentile aspetto colui che fece breccia nell’apatia del mio cuore bardato e inespugnabile.
Anche senza volerlo tu solo riuscisti ad essere per me l’Amore che muove il sole e l’altre stelle.
E se lo vorrai, potrei essere colei con cui con coraggio risalirai lungo quelle scale, che per quanto possano sembrare tali, semplici, prive di sforzo sono in realtà impervie, impercorribili e anche un po' arrugginite.
Ed è lì che ti darò il mio braccio e insieme piano piano rimetteremo a nuovo quelle scale riempiendo ogni singolo gradino.
Amo la poesia, nella mia vita ne ho lette tante, facendomi trasportare dal suono romantico di ogni parola, cogliendo ogni significato, ogni accezione, ogni cenno alle parti più inesplorate del mio io, di ciò che solo l’anima nella sua intimità accoglie e coccola tra le due candide braccia, condannando e ferendo se stessa per non riuscire a trovare le risposte a quelle fatidiche domande senza via d’uscita.
All’improvviso le risposte sono lì, nero su bianco, ciò che prima era solo un intreccio inestricabile di fili che soffocava il cuore in un abbraccio mortale ora è lì davanti a te, sbrogliato, compreso, tradotto solo per coloro che hanno il corpo pervaso dall’amore e che non hanno mai dimenticato come si vive. La mente consiglia, ma il cuore decreta, come un giudice esperto che rilascia la sua sentenza inequivocabile.
Faceva così:
“E ho sceso, dandoti il braccio almeno un milione di scale, ma ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino”
Risultato di un garbuglio doloroso, difficile da sbrogliare. Come incagliata, scritta da una mano malinconica, trascinata negli abissi dell’angoscia e della nostalgia.
A stenti lettera per lettera riuscì a liberarsi dalla morsa fatale di quella matassa senza capo ne coda, una serpe immortale che consuma fino al midollo in una stretta micidiale tutto il timore umano.
Si liberò così dall’eterno dolore quella poesia, le cui lettere si lasciarono cadere esanimi sulla carta, così come le foglie si adagiarono sperando in un riposo sul manto terrestre d’autunno.
Si erano liberate e giacciono lì, ancora oggi, propagate oltre i sette mari, superando frontiere, muri, barriere. Non vengono multate, non vengono fermate ai posti di blocco, affitti, entrano senza bussare nelle anime di chi all’amore ha chiuso i battenti, facendo rinascere la prateria rigogliosa dei sensi che commossa e libera piange cascate come lacrime infinite e incantate dai brividi soavi dimenticati a lungo e che ora hanno rivisto la luce.
E così, spiega le sue ali leggere per arrivare dove la ragione si perde e il sentimento trionfa.
La mia poesia preferita è un nome di sette lettere, messe in fila come pezzi da collezione
M-I-C-H-E-L-E
Colui per il quale anche la ragione ha ceduto ai dolci sospiri del cuore, che piange e si dispera invocando il suo nome.
Si divincola nel mio petto finché non si lascia cadere tra le braccia di Morfeo, inerme e rassegnato al candore della notte.
Qui il cuore riposa ma non cede mai a te, la nebbia che offusca la mia mente si dissolve come d’incanto, lasciando nitide le immagini del tuo viso angelico.
Sono sotto ad un potente sortilegio, indissolubile e infrangibile da chiunque tenti l’impresa.
Biondo era bello e di gentile aspetto colui che fece breccia nell’apatia del mio cuore bardato e inespugnabile.
Anche senza volerlo tu solo riuscisti ad essere per me l’Amore che muove il sole e l’altre stelle.
E se lo vorrai, potrei essere colei con cui con coraggio risalirai lungo quelle scale, che per quanto possano sembrare tali, semplici, prive di sforzo sono in realtà impervie, impercorribili e anche un po' arrugginite.
Ed è lì che ti darò il mio braccio e insieme piano piano rimetteremo a nuovo quelle scale riempiendo ogni singolo gradino.